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I disturbi per i quali più di frequente i pazienti si presentano in un ambulatorio di Gastroenterologia sono dolore addominale, nausea, vomito, digestione lenta e pesantezza dopo i pasti, gonfiore addominale, stipsi, diarrea o alternanza di entrambe, dimagrimento, mancanza d’appetito. A volte una visita viene richiesta per avere un parere su alterazioni di esami eseguiti a seguito di disturbi ma a volte anche di riscontro occasionale.
Nella maggior parte dei casi si tratta di disturbi interpretabili come di natura funzionale, legati cioè a disordini della motilità dei visceri (esofago, stomaco e intestino) e comunemente indicati come dispepsia o sindrome dell’intestino irritabile. A volte questi stessi disturbi possono fare parte di quadri di diverso e più importante significato clinico. In tal caso essi si accompagnano ad altri di maggiore rilievo come anemia, febbre, sanguinamenti, dimagrimento, masse addominali etc. che vengono considerati sintomi e segni d’allarme e fanno pensare a possibile presenza di lesioni organiche (ulcere, calcoli, polipi, neoplasie, malattie infiammatorie intestinali e pancreatiche etc.) per restare alle più frequenti.

La visita specialistica è utile per precisare più precocemente possibile, attraverso l’impiego di metodologie cliniche e strumentali appropriate, quando ci si trovi in presenza di disturbi funzionali e quando, invece, davanti a una malattia di tipo organico. Ciò e possibile attraverso una attenta valutazione delle caratteristiche dei disturbi, epoca e modalità di comparsa, durata, eventuale presenza di complicanze e di tutte le altre informazioni (familiarità, abitudini di vita, terapia in corso) che si possono raccogliere nel corso della visita. Risulta a questo riguardo evidente quanto sia importante che il paziente riferisca con attenzione e accuratezza disturbi attuali e precedenti, anche di vecchia data.
Conclusa questa parte (anamnesi), si procede con la visita vera e propria (esame obbiettivo), che è volta a individuare modificazioni e alterazioni fisiche degli organi potenzialmente interessati e ricercare l’eventuale presenza di segni d’interessamento di organi a distanza.
Le ipotesi diagnostiche che si arriva a formulare attraverso anamnesi ed esame obbiettivo orientano nella scelta degli esami bioumorali (sangue, feci, urine, etc.) e strumentali ( ecografia, TAC, risonanza magnetica gastroscopia, colonscopia etc.) utili a individuare le lesioni responsabili e le loro caratteristiche e porre quindi una diagnosi conclusiva, tappa decisiva prima della terapia. Il medico richiederà gli esami in grado di dare il maggior numero possibile di informazioni, evitando disagi inopportuni, anche per quanto riguarda i tempi di attesa e, a parità di vantaggi attesi, anche con attenzione ai degli stessi.
La parte conclusiva della visita viene dedicata a precisazioni e chiarimenti che riguardano i farmaci consigliati ed eventuali accorgimenti dietetici. Non è infrequente, specialmente in relazione a quest’ultimo aspetto, che ci si possa soffermare sulla correzione di preconcetti e opinioni erronee spesso frutto di informazioni raccolte casualmente o derivate da esperienze di parenti o conoscenti, che non hanno nessuna attinenza con il caso in questione e possono essere tuttavia causa di ansie e preoccupazioni del tutto immotivate.

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