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La tiroide è un piccolo organo endocrino localizzato alla base del collo, adesa alla trachea, di vitale importanza nella regolazione di molte funzioni dell’organismo quali:

  • Regolazione dello sviluppo e della crescita del feto
  • Regolazione della frequenza cardiaca e della forza di contrazione del cuore
  • Regolazione dell’apparato riproduttivo e delle funzioni sessuali
  • Regolazione del metabolismo e del tessuto adiposo

L’aspetto che approfondiremo in questo articolo è l’impatto che l’attività tiroidea ha sul metabolismo e come, attraverso l’alimentazione, siamo in grado di stimolare questo importante regolatore endocrino.

Entrando nel particolare possiamo affermare che il compito dell’ormone tiroideo, triiodotironina, è quello di stabilire il ritmo metabolico dell’intero organismo: se vi è tanto ormone tiroideo i consumi saranno elevati, al contrario prevarrà l’accumulo e i consumi saranno limitati.

In linea generale possiamo quindi affermare che la nostra tiroide è un termostato in grado di regolare i tassi di spreco e di risparmio energetico a parità di calorie assunte. 

Ma la tiroide come viene controllata? 

Il controllo dell’attività della tiroide avviene per mezzo del cosiddetto asse ipotalamo-ipofisi-tiroide dove l’ipotalamo è il primo componente che entra in gioco che, mediante l’ipofisi, regola la tiroide. In tale schema operativo è facile intuire che la tiroide è solo un operaio che esegue ordini. La comunicazione tra le diverse componenti dell’asse avviene per mezzo di ormoni endocrini quali TRH e TSH. In particolare il primo ormone ad entrare in gioco, secreto dall’ipotalamo, è il fattore di rilascio della tireotropina (TRH) che agisce sull’ipofisi. Questa, stimolata dal TRH secerne la tireotropina (TSH) che, mediante la circolazione sanguigna, raggiunge la tiroide e ne stimola la secrezione degli ormoni tiroidei (triiodiotironina).

Da un punto di vista metabolico, l’ormone tiroideo modifica il tasso di trasformazione dell’energia chimica contenuta nel cibo in energia di pronto utilizzo muscolare: se si produce molto ormone tiroideo, molta dell’energia assunta con il cibo verrà sprecata sotto forma di calore, al contrario, se la secrezione è scarsa la quantità di energia assunta verrà in gran parte accumulata in tessuto grasso.

Questo fatto documenta con estrema chiarezza che l’affermazione “una caloria è sempre una caloria” non è supportata da nessun presupposto scientifico se inserita nel contesto del nostro meraviglioso ma complesso organismo. Questa affermazione trova veridicità puramente fisica e termodinamica (l’energia non si crea né si distrugge ma si trasforma), ma se introduco 100 kcal, il mio organismo può decidere, in relazione a fattori ambientali e ormonali, se accumularli tutti sotto forma di tessuto grasso o se accumularne solamente metà e il restante dissiparlo in calore. E’ quindi evidente che una caloria prende destini diversi pur non violando le leggi fondamentali della termodinamica ma con un profondo effetto in termini di peso corporeo e salute metabolica: un soggetto con una tiroide ben stimolata sarà più propenso a mantenere il peso forma poiché’ l’accumulo derivato dall’energia del cibo verrà in gran parte persa, al contrario, colui che soffre di ipotiroidismo (termine che indica in rallentamento dell’attività della tiroide) sarà propenso ad ingrassare per l’effetto opposto.

In questi termini è quindi molto importante capire come sia possibile stimolare l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide per poter prevenire efficacemente il sovrappeso.

Nel 1994 viene scoperta all’università della Pennsylvania la leptina, un’adipochina particolarmente importante per la regolazione delle risposte ipotalamiche di accumulo o di consumo energetico capace di stimolare l’ipotalamo e quindi, a cascata, la tiroide. La leptina inoltre, stimolando l’ipotalamo, è in grado di indurre il senso di sazietà che viene percepito subito dopo un pasto. Il soggetto obeso, nonostante produca normali livelli di leptina, questa non mostra un’attività efficiente e per questo viene chiamato obeso leptino-resistente. La maggior parte dei soggetti obesi produce normali livelli di questa adipochina la quale però non mostra alcuna efficacia a livello ipotalamico con conseguente riduzione del senso di sazietà e iperalimentazione.

Lo studio della leptina ha dunque indicato una nuova strada che prescinde dagli apporti calorici per dare invece valore alla regolazione delle modalità di accumulo e di consumo dell’organismo indotte dall’ipotalamo. Il punto dunque non è quello di ridurre o aumentare le calorie, ciò che conta è porre l’ipotalamo in modalità “consumo” in modo da riportare le percentuali di grasso e muscolo corrette. Restringere fortemente le calorie assunte, come avviene per moltissime diete fai da te o diffuse online, è invece il più potente segnale di accumulo che possa giungere all’ipotalamo: in periodo di crisi e di riduzione delle entrate, inevitabilmente si riducono i consumi con conseguente maggior tendenza ad accumulare tessuto grasso.

Il primo segnale che va ad attivare l’ipotalamo è un adeguato apporto energetico: se c’è benzina il metabolismo lavora. Ciò significa che la leptina prodotta stimola l’ipotalamo e di conseguenza la tiroide incrementando i tassi di consumo indotti dagli ormoni tiroidei. Mangiare in abbondanza presuppone il fatto che gli alimenti siano di qualità, dove per qualità si intendono gli alimenti naturali di cui l’uomo si è cibato nelle ultime migliaia di anni. L’alimentazione naturale non può prevedere zucchero, farine raffinate, dolcificanti, conservanti e additivi.

Nessun animale è mai grasso in natura, con la sostanziale differenza che l’unico cibo che l’animale consuma è naturale. Gli unici animali grassi, sono quelli che condividono il cibo raffinato con l’uomo come gli animali domestici e degli zoo dove i bambini si divertono a lanciare pezzetti di merendine. L’abbondanza di cibo sano non ha mai provocato nessun ingrassamento o danni metabolici a nessun animale.

In conclusione, i centri cerebrali della sazietà, non disturbati da interferenti endocrini come zucchero, edulcoranti ecc, fermano la fame al momento opportuno e aumentano i tassi di consumo mediante stimolazione tiroidea. Al contrario gli alimenti industriali e raffinati lavorano sui centri cerebrali inducendo ricerca compulsiva di nuovo cibo lavorato e resistenza leptinica, instaurando una spirale incontrollabile.

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