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Il periodo successivo alle festività natalizie è per eccellenza il momento delle diete riparatrici, dalle quali pretendiamo risultati miracolosi. Risultati talvolta raggiunti, ma troppo spesso poco duraturi.

Qual è l’origine delle diete dimagranti?
La loro origine va ricercata nel dopoguerra, con il miglioramento delle condizioni socio- economiche e con la ripresa dell’attività industriale, aumentò anche la disponibilità di cibo scadente ma economico, gustoso e in grado di conservarsi per lunghi periodi. In seguito alla carestia e alla fame sofferta, l’obbiettivo non era certo di mantenersi magri ed in forma, l’unico pensiero era di compensare la sofferenza che caratterizzò tutto il periodo bellico. Ci vollero decenni per valutare i risultati di una alimentazione insana, fondata prevalentemente sull’assunzione di cibo industriale e di scarsissima qualità.

La popolazione progressivamente cominciò ad ingrassare e tra gli anno 60-70 si sentì il bisogno di ripristinare un equilibrio e un’armonia con il proprio corpo. Così cominciarono ad apparire ragazze pallide, scarne e denutrite, ragazze abili ad inseguire le più disparate diete dimagranti, alcune delle quali basate sull’assunzione di sole uova, mele o prosciutto.

Il risultato ad oggi?
Il problema dell’obesità non è stato ridimensionato, al contrario ha visto una crescita continua ed esponenziale. Questo ci pone di fronte ad una domanda: Stiamo andando dalla parte giusta? Per quale motivo i regimi ipocalorici mostrano un fallimento del 90% nel lungo termine?

Come primo fattore negativo troviamo l’effetto che tali diete hanno sull’umore.
Uno studio ha infatti provato che la restrizione calorica e alimentare causa una conseguente ipoglicemia, un successivo aumento dello stress e comportamenti antisociali.
La mancanza di nutrienti infatti, pone il soggetto in una condizione d’emergenza, dove prevalgono comportamenti aggressivi necessari alla sopravvivenza. Il mero calcolo delle calorie giornaliere non tiene conto del processo evolutivo al quale siamo andati incontro, e che il nostro organismo ha trovato modo di sopravvivere in condizioni di forte carestia, mettendo in atto atteggiamenti necessari al superamento di tale condizione. In conclusione, la restrizione calorica può dare una spinta psicologica iniziale per gli ottimi risultati nel breve periodo, ma dall’altro lato la distruggono a distanza di breve tempo, quando ci troveremo con più peso di quelli che abbiamo perso.

Concentriamoci a mangiare bene, a sufficienza e con qualità, perché solo la consapevolezza e una giusta abitudine alimentare potrà garantire risultati duraturi nel tempo.

Il Dott. Rossi è biologo nutrizionista.
Nelle sedi di Casella d’Asolo (TV) e Romano d’Ezzelino (VI) del Gruppo Romano Medica, elabora piani alimentari.

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