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Il caffè è senza dubbio una delle bevande più apprezzate e consumate al mondo. Un recente articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine, prestigiosa rivista scientifica, ha definito gli effetti positivi di un uso moderato di caffè dopo decenni in cui tale bevanda è stata considerata ad uso voluttuario e talvolta fortemente sconsigliata, a causa dei possibili effetti collaterali del suo componente principale, la caffeina.
Per quanto concerne il metabolismo della caffeina, l’articolo riporta che occorrono 45 minuti, ad un organismo sano, a completare l’assorbimento della caffeina e che il picco nel sangue si raggiunge tra i 15 minuti e le 2 ore successive all’assunzione.

Un ulteriore elemento curioso emerso è che l’emivita (tempo di dimezzamento della concentrazione ematica) della caffeina negli individui sani va da 2,5 a 4,5 ore, e che tale tempistica mostra una elevata variabilità in relazione all’assetto genetico individuale. Questo potrebbe spiegare il diverso effetto della caffeina nella popolazione. In particolare, soggetti che mostrano un assetto genetico favorevole all’assunzione della caffeina sono in grado di metabolizzarla più
velocemente ed efficacemente riducendo in questo modo anche l’effetto eccitatorio della molecola. Al contrario, soggetti con una genetica a sfavore, mantengo livelli ematici più elevati e
per periodi prolungati, incrementano l’effetto stimolatorio.

 

EFFETTI SULLA FUNZIONE COGNITIVA

Dal punto di vista biochimico, la caffeina mostra una struttura similare all’adenosina, molecola fisiologicamente presente nel nostro organismo che riveste un ruolo chiave in termini di neurotrasmissione, regolazione ciclo sonno-veglia, frequenza cardiaca e di controllo della pressione arteriosa. La caffeina quindi lega gli stessi recettori dell’adenosina promuovendo effetti eccitatori. Basti pensare che sono sufficienti 40 mg di caffeina (meta’ della dose contenuta in un caffè espresso) per ridurre il senso di fatica e migliorare i tempi di reazione.
È interessante notare che alcuni soggetti mostrano una variazione genetica sul recettore dell’adenosina che lo rende insensibile all’effetto della caffeina. In queste persone infatti, la caffeina non riesce efficacemente a legarsi al recettore modificato dell’adenosina e tale processo spiega il motivo per il quale alcuni soggetti non sono sensibili all’assunzione del caffè.

Per i motivi sopra esposti la risposta all’assunzione di caffeina è soggettiva e dipende non solo dalla quantità di caffè assunto ma anche dalla capacità di ognuno di metabolizzarlo.
In linea generale, alte dosi di caffè posso scatenare episodi ansiosi capaci di alterare la qualità del sonno nei soggetti maggiormente sensibili. D’altro canto, l’abbandono improvviso dell’assunzione della bevanda nei consumatori abituali, può scatenare una serie di manifestazioni riconducibili all’astinenza come cefalea, senso di affaticamento e umore depresso che possono durare per alcuni giorni.

 

ASSUNZIONE DI CAFFÈ E SALUTE CARDIOVASCOLARE

L’impatto dell’assunzione di caffeina sulla salute cardiovascolare è uno degli elementi maggiormente studiati. In particolare, la relazione che intercorre tra l’assunzione di caffè e aumento della pressione arteriosa, dalle ultime evidenze scientifiche, si nota che nei consumatori non abituali, la caffeina induce un aumento modesto della pressione arteriosa che però tende a regolarizzarsi nell’arco di una settimana in seguito ad un adattamento.
Ciò dimostra che l’assunzione di caffè non è associato al rischio di ipertensione arteriosa e che non modifica il profilo pressorio dei soggetti ipertesi.
Al contrario, esiste una correlazione positiva tra caffè e aumento della colesterolemia. Il caffè infatti, contiene cafestolo, una molecola dotata di proprietà ipercolesterolemizzanti presente soprattutto nel caffè espresso e preparato con la moka. Per tale motivo, coloro che soffrono di ipercolesterolemia dovrebbero limitare l’assunzione di caffè o prediligere il caffè filtrato, caratterizzato dall’assenza di cafestolo.

 

TOSSICITÀ DELLA CAFFEINA

Se a dosi modeste il consumo di caffeina non mostra ripercussioni a carico della salute, al contrario, il consumo eccessivo non deve essere sottovalutato.
Livelli di assunzione pari a 1,2g, contro i 400 mg raccomandati da EFSA (Autorità europea per il controllo della sicurezza degli alimenti) da frazionare durante la giornata, risultano tossici.
Quantitativi compresi tra 9 e 14 g, pari cioè a circa 150 tazzine di espresso, posso risultare fatali. La comunità scientifica segnala la necessità di non sottovalutare l’assunzione incontrollata di Energy drink noti per l’alto contenuto di caffeina, soprattutto se assunti in associazione a bevande alcoliche.

In conclusione, le evidenze sugli effetti positivi di un consumo moderato di caffè si sono consolidate in anni recenti, dimostrando che le ripercussioni sulla salute nella popolazione sana sono inconsistenti, se non per gruppi di popolazione ben definite come bambini, adolescenti, donne in gravidanza ed allattamento.

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